Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

15 agosto 2017

Petto di pollo in crosta di pasta sfoglia (Campania oriented)


In Inghilterra o paesi limitrofi si vedono in bella mostra nei punti vendita gourmet o nei pub/ristoranti delle splendide preparazioni a base di carne in crosta di pasta sfoglia. Nel mio immaginario queste pietanze hanno sempre evocato opulenza, cibo goloso e, non so perché, complessità nel prepararle.
In effetti non è esattamente così e farle a casa non è poi così difficile. Più che utilizzare della carne bovina di cui questi pie sono spesso composti, questa volta ho usato della carne di pollo e più specificamente un grande, alto petto di pollo.
Ne è venuta fuori una preparazione golosa e ricca che era proprio quello che volevo ottenere.
In barba all’origine un po’ british del piatto, ho voluto un tantino italianizzarlo o meglio “campanizzarlo” perché la farcitura è avvenuta con ingredienti decisamente campani: ricotta di bufala campana, provolone del monaco, friggitelli, colatura di alici di Cetara.
Beh, senza perderci troppo in chiacchiere, vado a descrivervi meglio come ho preparato questa ricetta:

Ingredienti:

un petto di pollo grande
friggitelli (circa 10-12)
colatura di alici
75 gr di Provolone del monaco
180 gr. di ricotta di bufala
pasta sfoglia q.b.
1 uovo
olio extravergine
aglio

In una padella far rosolare brevemente in poco olio extravergine il petto di pollo da tutti i suoi lati. Mettere da parte.
Cuocere nel frattempo i friggitelli in padella: soffriggere l’aglio nell’olio, aggiungere i friggitelli e della colatura di alici; far andare con padella coperta fino a cottura (a fuoco medio-basso).
Mescolare i friggitelli, tagliati grossolanamente, con il loro sugo, la ricotta, il provolone a dadini e poca altra colatura di alici. Il composto dovrà risultare denso e cremoso.
Inserire il petto di pollo sopra la pasta sfoglia stesa. Spalmare sopra di esso il composto cremoso e chiudere per bene con la pasta sfoglia in modo da rivestire il tutto come se si trattasse di un pacchetto.
Praticare delle fessure sulla parte alta del “pacchetto” in modo da far uscire in cottura il vapore e spennellare tutto il pie con l’uovo sbattuto.
Infornare a 160-180 gradi per circa 40 minuti o fin quando la crosta non diventa bionda e dorata.


Se il pollo all’interno dovesse risultare troppo asciutto, potete volendo guarnire la preparazione con una salsina composta da yogurt all’ananas, un filo d’olio, sale, pepe, menta e prezzemolo.
E buon appetito!

4 agosto 2017

Ancora fagioli, stavolta di Tarbes


Finalmente ho avuto modo di cucinare e di assaggiare con più accuratezza dei fagioli di alta qualità, quelli di Tarbes, denominati in francese haricots tarbais. Si tratta di una varietà prodotta negli alti Pirenei, che avevo acquistato durante il mio recente viaggio in quella zona.
Quelli di Tarbes sono fagioli caratterizzati da una buccia molto sottile e dal sapore avvolgente e cremoso. Nell'etichetta della confezione che ho acquistato si parla di "onctuosité" ed in effetti questo prodotto è proprio così, vellutato, setoso, delicato, godurioso ed anche leggero.
Le ricette per utilizzare questi fagioli sono tantissime ed anche il sito del relativo Consorzio di tutela ne prevede molte.
L'estate bollente che stiamo vivendo, tuttavia, mi ha imposto di utilizzarli innanzitutto in una preparazione semplice, fresca e non pesante. Ho infatti optato per una crema fredda, alla cui realizzazione questi fagioli si addicono egregiamente.


Ecco come l'ho fatta:

La sera prima mettere a bagno i fagioli secchi in un quantitativo di acqua due volte e mezzo superiore al loro peso.
La mattina dopo, cambiare l'acqua e mettere i fagioli in una casseruola aggiungendo tanta acqua fredda da coprirli per bene. Dal momento del bollore, dovranno cuocere circa un'ora a fuoco abbastanza basso (ovviamente se utilizzate la pentola a pressione o qualcosa di simile, come la cataplana che io normalmente uso, i tempi di cottura si restringono anche di molto).
A metà cottura salare i fagioli e condirli con olio extravergine, pepe, pomodori freschi a cubetti, carote e sedano a dadini, basilico e, cosa importante, 4-5 spicchi d'aglio interi. A cottura ultimata, frullare per bene la preparazione e tenerla in fresco per alcune ore.
Servirla quindi in un piatto fondo, ponendo sulla crema di fagioli fredda alcuni pomodori ciliegini tagliati a dadini, un bel giro di olio buono e una foglia di basilico.
La base di questa stessa preparazione può essere utilizzata per un altro ottimo piatto. Alla crema di fagioli si possono aggiungere infatti dei totani cotti in padella con pomodorini freschi ed aglio, facendoli quindi insaporire insieme sul fuoco per una ventina di minuti circa. Nel frattempo cuocere al dente della pasta mista e farla insaporire nel composto fagioli-totani. Servire la zuppa tiepida, sempre con un giro di buon olio e con al centro qualche totano tenuto preventivamente da parte.


Un'ulteriore ricetta che ho trovato spulciando nel sito di cui vi parlavo sopra è un'entrée a base di fagioli e crema di peperoni che presto vorrò sperimentare con gli stessi haricots tarbais che ancora ho a disposizione nel loro sacchetto.


La trovate qui. Chi la proverà prima di me, mi faccia sapere com'è. Io credo che sarà buonissima.
Last but not least, questi fagioli dei Pirenei a mio avviso si adattano benissimo ad un'altra ricetta che recentemente ho pubblicato, i bombardoni di Gragnano con (appunto) fagioli, origano, olive nere e pomodori secchi. Ecco il link alla ricetta.
Non mi resta che augurare buoni fagioli e soprattutto buona estate a tutti!

21 luglio 2017

Bombardoni...amo?


Torno a pubblicare una ricetta dopo molto tempo e lo faccio con grande piacere sia perché fondamentalmente mi piace molto cucinare e sperimentare, sia perché oggi vi propongo una preparazione a mio avviso davvero molto sfiziosa.
Nello specifico si tratta di un primo piatto che, è doveroso sottolinearlo, ho cucinato dopo aver assaggiato un analogo e buonissimo manicaretto preparato da Oliver Glowig nel suo ristorante al Mercato Centrale di Roma.
Il bravo chef tedesco, infatti, propone in carta un intrigante piatto di pasta lunga con fagioli, olive nere, capperi, acciughe, origano e pomodori secchi. Completa il piatto una sfiziosa “mollica” che lo condisce a mò di parmigiano.


Un piatto davvero riuscito, mediterraneo, dove sono tanti gli ingredienti protagonisti, a cominciare dai fagioli, continuando con i pomodori secchi e finendo con l’origano, per citare solo quelli che emergono con più carattere.
Ho quindi voluto riprovare tale preparazione cercando di replicarla a casa, ma con molte varianti, come spesso mi capita di fare. Eccole:

- pasta lunga sostituita con dei bombardoni (una sorta di grossi pennoni) del pastificio De Martino di Gragnano;
- fagioli borlotti sostituiti con i più delicati cannellini;
- acciughe sottosale sostituite con la colatura di alici;
- non utilizzo dei capperi (non amo affatto il classico abbinamento capperi-olive, preferisco tenerli sempre assolutamente separati l'uno dall'altro);
- non utilizzo della “mollica” (o, se proprio devo, userei al suo posto della "polvere" di tarallo 'nzogn e pepe).

Ecco allora la mia ricetta rivisitata:
(dosi "ad occhio")

olive nere di Gaeta denocciolate
origano secco
pomodori secchi sott'olio sminuzzati finemente
fagioli cannellini già cotti
colatura di alici
bombardoni Pastificio dei Campi 300 grammi per 4 persone
aglio
olio extravergine

In una padella far soffriggere l'aglio tagliato a pezzetti in poco olio extravergine. Aggiungere i fagioli e far insaporire un pò. Unire le olive, i pomodori secchi, la colatura di alici (un paio di cucchiai al massimo, non esagerate!) e poco origano. Far andare ancora un pò, aggiungere dell'acqua quando il sughetto tende a restringersi e spegnete il fuoco quando l'intingolo comincerà ad essere cremoso.
Far cuocere la pasta al dente (aggiungete nell'acqua pochissimo sale, perché la preparazione è ampiamente sapida di suo!) e finire di cuocerla in padella saltandola per bene. Aggiungere dell'altro origano secco e, se piacciono, dei taralli n'zogn e pepe sbriciolati. Rifinire con una bella fogliona di basilico fresco, che in questo periodo grazie a Dio è profumatissimo e disponibile in abbondanza.
Un piatto davvero mitico che vi invito a provare e che si abbina bene a mio avviso ad un vino rosso abbastanza robusto del Sud, come il Per' è Palumm di Ischia.
Enjoy!

15 luglio 2017

Andar per gamberetti (a cavallo)

Foto (c) Toerisme Oostduinkerke, Westtoer fornita dall’Ufficio del Turismo delle Fiandre in Italia

Qualche tempo fa ho letto con grande interesse un comunicato stampa che parlava di un paesino costiero delle Fiandre, denominato Oostduinkerke (non distante dalla più conosciuta Ostenda), che è l’unico luogo in Europa a praticare la pesca dei gamberetti a cavallo.
Ho deciso allora di approfondire la cosa, scrivendone un post che oggi qui potete leggere.
Innanzitutto bisogna sottolineare che questo metodo di pesca dei gamberetti è rimasto praticamente intatto nei secoli, anche se certamente oggi le reti per catturarli sono più evolute di una volta. Testimonianze di questa antica pratica si rintracciano già a partire dal 1500 anno nel quale, ad esempio, negli archivi di Bruges si racconta di un tipo di pesca praticato con la rete a strascico trainata da cavalli.
Un tempo diffusa lungo le coste del Mare del Nord, dalla Francia al Belgio, dall’Olanda all’Inghilterra del sud, questo tradizionale tipo di pesca è sopravvissuto oggi solo a Oostduinkerke, sia grazie all’ecosistema che favorisce il proliferare dei gamberetti, sia grazie ad un tenace numero di pescatori che ha voluto tener viva la tradizione, tramandandola di generazione in generazione.
Una tradizione il cui valore è stato riconosciuto ufficialmente a fine 2013 dall’Unesco, che l’ha aggiunta al suo Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.
La pesca si pratica un paio di giorni alla settimana, nei mesi tra giugno e settembre. L’appuntamento è alle 8 circa del mattino, in modo da sfruttare maggiormente le ore di bassa marea. I possenti cavalli da traino, per lo più di razza brabantina, vengono scortati fino alla battigia dove i pescatori-cavalieri predispongono lunghe reti triangolari che serviranno per catturare i gamberetti. Vengono posizionate inoltre ai lati della sella delle grosse ceste in vimini, dove il pescato viene raccolto. I cavalieri, muniti di cerata, salgono quindi in sella e si avviano in acqua fin quando il cavallo è immerso quasi fino al petto. Ciascun pescatore si dispone poi parallelamente alla spiaggia e inizia a setacciare lentamente il fondo. Dopo circa quindici minuti, cavalli e pescatori tornano sulla spiaggia per controllare quanto raccolto e riposare. Nella rete insieme a granchi, pesciolini e residui del mare, si troveranno anche tanti piccoli e tipici gamberetti grigi. Al primo pescato ne seguono altri, fin quando, con l’arrivo dell’alta marea dopo circa due ore, la giornata di lavoro finisce.
I gamberetti grigi, chiamati anche “caviale del mare del Nord” per essere particolarmente prelibati, rappresentano l’ingrediente principale di molti piatti tipici della zona, rinomati in tutte le Fiandre. Sono da ricordare ad esempio le croquettes de crevettes, con all’interno gamberi e formaggio fuso o i tomate-crevettes, pomodori ripieni di gamberi e salsa rosa.
Durante l’ultimo fine settimana di giugno la tradizione della pesca a cavallo è celebrata con la “Festa del Gambero” che prevede durante il weekend parate, eventi e ovviamente l'assaggio di tanti saporiti gamberetti, preparati secondo ricette tradizionali.
Per maggiori informazioni su date e orari in cui si può assistere alla pesca a cavallo date un'occhiata qui.
E buone Fiandre a tutti!

9 luglio 2017

Le mie escapades gourmandes negli Alti Pirenei


Dopo avervi parlato di tanti aspetti legati a Lourdes e ai Pirenei, da quelli spirituali a quelli legati alla natura, alla cultura e all’arte è giunto ora il doveroso momento di descrivere le meraviglie culinarie di questa splendida regione della Francia che prende il nome di Occitanie.
E’ una regione dalla forte identità gastronomica, con tanti prodotti locali da gustare come tali o da impiegare in prelibate ricette e piatti, che ho avuto modo di assaggiare durante il mio recente soggiorno da quelle parti.
Oggi vi guiderò quindi in un piccolo viaggio alla scoperta delle specialità gastronomiche di questo territorio del Sud Ovest francese.
Tra le tipicità della zona va citato innanzitutto il maiale nero di Bigorre, salvato dall’estinzione da un gruppo di appassionati produttori, da cui deriva un prosciutto davvero gustoso. Quest’ultimo, molto amato dei grandi chef della zona, proviene da maiali di una razza rustica, vigorosa, che si muovono parecchio, nutrendosi di erbe, ghiande, castagne. La sua consistenza è morbida, tenera, mentre in bocca presenta un gusto fondente, poco salato con piacevoli sentori di frutta secca, castagne arrosto, sottobosco, funghi.


Non lontano da Lourdes si trova Tarbes, che oltre ad essere una bella località è famosa per il suo fagiolo, l'haricot tarbais, il primo in Francia ad essere raccolto a mano. E’ un prodotto che ha ricevuto, oltre al marchio nazionale di qualità Label Rouge, anche l’Igp dall’Unione Europea. Il fagiolo di Tarbes presenta delle qualità gustative e nutrizionali eccezionali, è leggero, digeribile e “si scioglie in bocca”. Si utilizza principalmente in una zuppa tipica della zona chiamata Garbure (qui la ricetta) o nel mitico Cassoulet.


Altro emblema culinario dei Pirenei è il montone di Barèges-Gavarnie Dop, che pascola tra il Pic du Midi e il Cirque de Gavarnie e che appartiene alla rustica razza barègeoise. La sua carne morbida e profumata dai sentori di timo e liquirizia è davvero imperdibile!
I Pirenei sono ricchi di limpidi corsi d’acqua e allora un prodotto tipico della zona non poteva che essere anche la buonissima trota, in particolare quella proveniente dalle acque naturali del Gave di Gavarnie. Le peculiari modalità di allevamento rispettose dell’ambiente le conferiscono un gusto ineguagliabile di pesce di montagna.


Da assaggiare sono anche i formaggi di questa zona, in particolare la Tomme des Pyreneés, la dolce e quasi zuccherosa cipolla di Trébons, le castagne, il foie gras, il miele, i piccoli frutti, lo zafferano…


Tutti questi prodotti tipici sono impiegati nel miglior modo possibile nei ristoranti della zona, che li utilizzano massicciamente nelle loro cucine. Gli chef degli Alti Pirenei, talentuosi e creativi, mantengono quindi le loro tradizioni gastronomiche, non disdegnando comunque qualche innovazione.
A Lourdes vale la pena di assaggiare la cucina dei ristoranti di alcuni alberghi storici, come il Gallia & Londres o il Grand Hotel Moderne.


Il primo ristorante, davvero molto elegante con sontuosi lampadari e un caldo parquet, offre una cucina molto buona e gustosa. Da non perdere in particolare l’agnello con polenta, degli ottimi formaggi e i dolci.



Il ristorante Majorelle del Grand Hotel Moderne merita la visita anche per il suo stile Art Nouveau, con pannelli in legno e con ai tavoli antiche sedie, originali, di Thonet, uno degli innovatori più importanti nel settore del legno da arredamento. Il Majorelle propone un'ottima cucina con piatti anche ben presentati come quelli a base di foie gras o la sogliola al piment d’Espelette. Buoni anche i suoi vini, come il Jurançon secco.


L’esperienza culinaria più interessante e piacevole nell’ambito del mio soggiorno nei Pirenei l’ho comunque fatta dal Maître Cuisinier de France Jean-Pierre Saint-Martin presso il suo fascinoso ristorante "Le Viscos"


Situato nel grazioso paesino di Saint-Savin nelle vicinanze di Lourdes, questo locale propone una cucina generosa, ispirata alle origini contadine dello chef e contaminata dai suoi viaggi in paesi lontani. Una cucina influenzata anche dalle tradizioni della costa basca e da quelle dei Pirenei, tra foie gras, funghi, carni locali di agnello e quelle di maiale di Bigorre.


La mia cena in questo ristorante, divenuto anche hotel di charme, è stata a dir poco sublime, con piatti di grande classe come il foie gras roti con funghi e il suo muesli e l’ottimo mignon de porc gascon con un accompagnamento originale di mezzemaniche al tartufo. Tra l’altro questo locale ha tra i suoi clienti più affezionati Paulo Coelho, che oltretutto ha scritto un romanzo ispirato proprio al paese di Saint-Savin.



Come ho accennato nel post dedicato al Tourmalet e al ciclismo, poi, percorrendo la salita dell’Hautacam e prima dell’arrivo in vetta vale la pena rifocillarsi in qualche bella auberge immersa nel verde, dove è possibile gustare la sopracitata Garbure, magari accompagnata da un vino robusto come il Madiran Aoc, e il buonissimo agnello dei Pirenei alla griglia.



Un bistrot carino da segnalare è inoltre “Chez Soaz situato nei pressi del Cirque de Troumouse (ne ho parlato qui) e presentato sulla sua insegna come l'ultimo bistrot "avant l'Espagne". 


Qui si può mangiare un'ottima trota dei Pirenei, oltre che una sempre buona, in generale in Francia, salade de chèvre chaud. In questo localino all'aperto, dalla bella vista panoramica sulle montagne e su un refrigerante torrente, ho potuto degustare anche una buonissima birra bionda artigianale prodotta nella zona.


I tanti prodotti tipici dei Pirenei di cui vi ho fin qui parlato sono reperibili anche e soprattutto in degli incantevoli, colorati e pittoreschi mercati che caratterizzano molti paesini della regione.
A Lourdes vale la pena visitare il marché Les Halles costituito da un'architettura metallica della fine del XIX secolo. In questo mercato si trova ogni ben di Dio: miele e propoli, frutta, ortaggi e cipolle di Trébons, carni e cosce unte di grasso d'oca, il già citato jambon noir de Bigorre, formaggi tipici, ecc.



Ancora più interessante è la visita al mercatino del sabato del paesino termale Bagnères de Bigorre (a tal proposito, in tale località vi consiglio di visitare le belle terme di Aquensis, qui maggiori informazioni). Nel giorno di mercato questa cittadina diventa vivacissima quando non solo nell'apposita struttura coperta ma anche in tutte le sue viuzze limitrofe si anima di tanti abitanti e turisti che si recano a fare i loro acquisti. Qui si possono trovare tantissimi prodotti freschi, locali, biologici e a km zero, come ad esempio le ottime ciliegie, albicocche, e fragole.



Non mancano buonissimi formaggi di nicchia e, ovviamente, i fagioli di Tarbes che non potevo non comprare.



Interessante notare anche come alcuni produttori meno strutturati offrano soltanto piccoli quantitativi della loro merce (di qualità), vendendola su banchetti improvvisati.
Nel mercatino di Bagnères de Bigorre si trova anche un altro classico prodotto della zona, il gâteau à la broche, un tradizionale dolce dei Balcani portato nei Pirenei dalle armate napoleoniche.

Il  gâteau à la broche riprodotto nel Museo dei Pirenei di Lourdes
Questo dolce è caratterizzato da un impasto che si versa su un cono in legno, sorretto da uno spiedone che gira. Versando delicatamente la pasta (composta da burro, zucchero, uova, farina, vaniglia, rhum...), mentre il cono ruota davanti a un forno, si creano degli strati che si fissano e formano le caratteristiche protuberanze tipiche di questo gâteau. Che si consuma in occasione delle grandi feste di famiglia, con ricette che a volte contengono delle varianti segrete, custodite gelosamente. Si serve normalmente tagliato a pezzi, accompagnato da della crema inglese.


Anche a Cauterets vi è un mercato centrale fisso, ma in questa cittadina è d’obbligo assaggiare in qualche negozietto artigianale i berlingots, tipiche caramelle colorate utilizzate in passato dagli ospiti delle terme per attenuare il sapore di zolfo dell'acqua. Vale la pena di visitare la il negozio "À la reine Margot" una delle più antiche aziende che producono artigianalmente queste caramelle, assistendo alla loro preparazione che prevede l'utilizzo di soli coloranti naturali.
Non mi resta ora che impiegare in cucina i miei souvenir culinari che ho riportato a Roma, a cominciare dagli haricots tarbais che preparerò seguendo i dettami di qualche ricetta locale. E’ sempre il modo migliore per valorizzare i prodotti del territorio e per poter prolungare un pò di più i piaceri e i ricordi di bellissimi viaggi.

Per ulteriori informazioni:

Sapori degli Alti Pirenei
Ente Turismo Francese in Italia
Ente Turismo Lourdes
Ente Turismo Alti Pirenei
Ente Turismo Regione Occitania
Aeroporto di Lourdes
Compagnia aerea Albastar

2 luglio 2017

Passeggiando nell’Eden dei Pirenei


"Ah! Tu veux des torrents, Parisien! Tu veux des gaves, des cascades, des gouffres, des précipices, des émotions! Eh bien, en voilà. Tiens, regarde, penche-toi ici, ici et encore ici
Victor Hugo, Cauterets, agosto 1843

Nel post di oggi vi parlo di alcuni dei più begli spettacoli naturali dei Pirenei, assolutamente da non perdere se doveste programmare un viaggio da quelle parti.
Dei luoghi ad alto contenuto di natura, di verde, di acque sgorganti, di aria pura, di non banale fauna e flora, di panorami a dir poco mozzafiato.


Del resto ci troviamo nel Parco nazionale dei Pirenei, il più visitato dei nove esistenti in Francia, dove si possono trovare più di 350 km di sentieri tracciati e segnalati.
Una delle emozioni più intense, innanzitutto, qui si prova visitando il Pont d’Espagne, uno dei luoghi più visitati dei Pirenei, partendo dalla bella cittadina di Cauterets.


Due parole su Cauterets occorre spenderle perché è un paesino davvero incantevole con tante belle cose da vedere e visitare. Si tratta di una città termale, nota per le sue acque benefiche (la specializzazione è sulla cura delle vie respiratorie e dei problemi reumatologici), circondata da incantevoli montagne (la località è rinomata soprattutto per lo sci di fondo).
Cauterets conserva un'architettura tipica del XIX secolo, con splendidi edifici in stile liberty e Belle Epoque. In tal senso è bellissimo ad esempio l’antico Grand Hotel d'Angleterre, che contiene al suo interno il Museo 1900, con belle collezioni d'arte e di tradizioni popolari. Notevoli anche le Terme di Cesare e il Grand Hotel Continental, con le loro belle facciate espressione del periodo di massimo splendore della cittadina. Tra i visitatori famosi, bisogna menzionare Victor Hugo e anche Santa Bernadette che, a causa della sua asma, soggiornò a Cauterets nel 1858 e 1859.


Da vedere sono anche la vecchia stazione della funivia, costruita dal team di Eiffel e l’antica stazione tranviaria, che ricorda uno chalet di montagna.
Cauterets è nota infine anche per i berlingots, tipiche caramelle colorate utilizzate in passato dagli ospiti delle terme per attenuare il sapore di zolfo dell'acqua, che sono ancora oggi prodotte con metodi artigianali.


Da Cauterets, come accennavo in precedenza, si arriva dopo una facile e piacevole camminata in uno dei più begli scenari naturali che in queste zone si possano ammirare, il Pont d’Espagne. Tale nome si deve al fatto che, alcuni secoli fa, questo ponte si trovava lungo il passaggio di una mulattiera verso la Spagna con la quale vi erano proficui scambi commerciali.


Immersi nel verde, si respira l’aria pura piena di resina e timo; in un'atmosfera di grande silenzio e pace si costeggiano refrigeranti e gradevoli ruscelli fino a giungere al Pont d’Espagne vero e proprio, un posto incredibilmente incantevole.


Le emozioni che si vivono sono quelle che solo la natura può suscitare: delle spettacolari e tumultuose cascate scendono fino a breve distanza dal visitatore, concentrando tutta la forza e l’impetuosità delle montagne dei Pirenei.


Qui, più che mai, l’acqua è regina, è purezza, è forza, è luce, è la “voce” della montagna. Una montagna che ha nel Seigneur Vignemale la vetta più elevata della catena (quasi 3.300 metri).
Proprio di fronte alle cascate, è situato un unico hotel con una splendida vista anche sul parco dei Pirenei. Di notte dall’hotel si sente solo il rumore dell’acqua delle cascate…


In questa zona vi sono tanti altri sentieri piacevoli in mezzo alla natura che offrono ai turisti la possibilità di immergersi in ulteriori paesaggi straordinari.


I boschi verdi e fitti ospitano torrenti rigogliosi, ricche cascate, incantevoli laghetti e prati che in estate si ricoprono di fiori selvatici. Qui flora e fauna (compresi piante e animali rari) vivono felicemente. I camosci e le marmotte poco selvatici si lasciano avvicinare facilmente…


Un’altra zona dei Pirenei da non perdere, non lontana da quella appena descritta, è quella dei cosiddetti “circhi”. Si tratta di enormi pareti naturali costituite da alte montagne che formano una sorta di semicerchio o anfiteatro. E lo spettacolo che offrono è ancora una volta da non perdere.
Uno di questi, anche se meno famoso, è quello di Troumouse nei pressi del quale si può ammirare la chiesetta di Nostra Signora di Héas.


A questo luogo è legata una leggenda che brevemente vi descrivo: due pastori notarono che delle colombe con regolare frequenza si posizionavano in corrispondenza di dove è attualmente collocata la chiesetta. Pensarono che fosse un segno e una volontà della Madonna di far nascere in quel luogo una cappella e fecero quindi erigere una chiesa in quell’esatto punto. Ma quale statua della Madonna metterci dentro? I due pastori pensarono allora di rubare quella della Madonna della Pineta nella regione dell’Aragona dall’altra parte della frontiera. Nel tornare indietro con la refurtiva, si fermarono a dormire in un punto intermedio del tragitto verso casa. Ma i legittimi proprietari, accortisi del furto, riuscirono a trovare le tracce dei ladri e a recuperare la statua, pur non vendicandosi contro di loro e rispettando il loro sonno. Al risveglio fu grande la delusione dei pastori, che tuttavia al posto della Madonna trovarono una ricca fonte e poco dopo una statua altrettanto bella. Quella fu la statua che introdussero nella loro chiesa e la fonte divenne la fontana di Notre Dame.



Tornando a parlare degli anfiteatri naturali, quello più famoso e bello da vedere è senz’altro quello di Gavarnie, un impressionante zona di rara perfezione e maestosità, iscritta nel Patrimonio Mondiale dell’Unesco.


Niente può preparare a sufficienza il turista alla prima visita del Circo di Gavarnie. Esso presenta un diametro di oltre 5 chilometri, pareti verticali alte 1.500 metri addossate ai grandi canyon dell’alta Aragona spagnola, incantevoli cascate e una corona di vette che superano i 3.000 metri di altitudine!
Al Circo di Gavarnie si accede molto facilmente dal paesino omonimo, da cui già la vista è fenomenale. Attraverso un sentiero facile e non molto lungo si giunge dal villaggio fino ai piedi del circo.
Quello che vi consiglio di fare è di spendere un’intera giornata assaporando lentamente le bellezze di questo splendido luogo. Ora che è estate potete sostare lungo un fresco e refrigerante torrente per prendere il sole davanti a uno spettacolo di rara bellezza, potete pescare, potete consumare un piacevole pic-nic (non cucinando, però!) nelle apposite aree attrezzate presenti di tanto in tanto.


Poi si può continuare la camminata avvicinandosi lentamente a tale “anfiteatro” su sentieri comodi (ce n’è uno anche meno affollato, girando ad un certo punto a destra su un ponticello) che si schiudono su uno schermo naturale che si apre davanti a voi a 360°.



Le passeggiate in questa zona sono possibili anche d’inverno (muniti di apposite racchette) quando lo scenario cromatico ovviamente cambia, ma è altrettanto mozzafiato.
Torno indietro al paesino di Gavarnie girandomi ogni tanto a guardare senza mai stancarmi il capolavoro che è alle mie spalle e promettendo a me stesso di ritornare presto in queste splendide zone ricche di natura e spiritualità.



A proposito di spiritualità, a Gavarnie c’è da visitare anche una bella chiesetta, quella di Notre Dame du Bon Port. Da qui passa anche il Cammino di Santiago e la sua destinazione finale (Compostela) dista esattamente 911 km.


Un Cammino, anche questo ricco di natura e spiritualità, che vorrei proprio percorrere presto, magari a partire proprio da Gavarnie…

Per ulteriori informazioni:

Ente Turismo Francese in Italia
Ufficio del turismo di Lourdes
Ufficio del turismo Alti Pirenei
Ufficio del turismo Regione Occitania
Aeroporto di Lourdes
Compagnia aerea Albastar